Il mercato del petrolio sul filo di una nuova alleanza

Il mercato del petrolio sul filo di una nuova alleanza

Elisa Maria Giannetto
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L'andamento della domanda e dell'offerta di greggio subisce l'influenza di numerose variabili di natura economica e geopolitica. E all'orizzonte si delineano nuove intese che potrebbero travalicare gli schieramenti tradizionali in vista dell'auspicata riduzione della produzione

Il petrolio sembra sfuggire alla regola dell’equilibrio del mercato. Con un prezzo ai livelli attuali ci si aspetterebbe nuovi contratti di fornitura e una domanda in forte crescita. Eppure sta accadendo il contrario. L’oro nero attira sempre meno. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia gli investimenti annuali nelle esplorazioni di petrolio sono scesi da 780 miliardi di dollari a 450 miliardi nel corso degli ultimi due anni. Un crollo senza precedenti, e non si registrano ancora segnali di ripresa per il 2017. "I tagli alle attività di esplorazione – si legge nel World Investment Energy 2016 -hanno già portato a un drastico calo delle nuove scoperte di giacimenti petroliferi, scendendo a livelli mai visti negli ultimi 60 anni".  L'AIE ha inoltre alzato l’allerta sulla scarsa capacità di riserva globale anche in considerazione delle difficoltà del trio di Libia, Iraq e Nigeria, dilaniati dalle guerre.
Il petrolio deve dunque fare i conti con il fraking Usa, con l’instabilità politica e l’alto deficit dei Paesi africani. E, non ultimo, con una spinta green sempre più condivisa e necessaria. Una situazione complessa che richiede soluzioni diverse dal passato e nuove, inaspettate, alleanze. Come quella che ha prospettato Mohammad Sanusi Barkindo, segretario generale dell'Opec: un accordo non solo fra i Paesi produttori di petrolio dell'Opec ma allargato a quelli non-Opec, Russia in primis, per ridurre la produzione, quindi stabilizzare e possibilmente alzare un po' i prezzi del greggio.
In questo scenario il perno della bilancia lo gioca l’Iran che ha dichiarato di voler tornare a esportare ai livelli pre-sanzioni: si parla di 4,5 milioni di barili al giorno, il doppio di quelli attuali. E dall’altra parte c’è l’India che è pronta ad acquistare 6 milioni di barili di greggio iraniano per le sue riserve strategiche di petrolio e per mettersi al riparo da una futura impennata dei prezzi. Eppure Barkindo, che è stato recentemente in visita a Teheran, rassicura che il presidente Rouhani non farà mancare la sua collaborazione.