La nuova età dell'oro per l'energia USA

La nuova età dell'oro per l'energia USA

Editorial Staff
Condividi
Nel discorso tenuto al Dipartimento per l'Energia, il presidente Trump ha confermato la sua strategia di dominanza energetica statunitense, annunciando l'incremento produttivo di petrolio, gas e carbone, oltre a confermare la costruzione di una nuova pipeline tra Messico e Texas

Prosegue la strategia di "dominanza energetica" proclamata dal presidente statunitense Trump già in campagna elettorale. Nell’intervento tenuto giovedì al Dipartimento dell’Energia in occasione della Energy Week il presidente ha confermato che "l'era dell'oro dell'energia americana è in corso" e la sua amministrazione sta lavorando per definire i programmi di estensione delle trivellazioni nelle aree dell’Artico e dell’Oceano Atlantico. Trump ha dichiarato che saranno necessari ulteriori interventi per "liberare" altre riserve nazionali e per rimuovere le normative statali che potrebbero impedire agli USA di raggiungere un dominio globale in termini di energia. Il presidente americano si è detto sicuro che il paese possa avviare il cammino verso il dominio energetico esportando petrolio, gas e carbone nei mercati del mondo e promuovendo l'energia nucleare e persino le energie rinnovabili come il vento e il potere solare. Sempre giovedì il presidente ha annunciato l’approvazione della costruzione della pipeline petrolifera New Burgos, in Messico, capace di trasportare l’equivalente di 108.000 barili al giorno attraverso il confine US -Messico nei pressi di Peñitas, in Texas. Trump ha confermato, inoltre, l’intenzione di rivedere le misure restrittive sulla produzione energetica imposte dall’amministrazione Obama, comprese quelle che riguardano le estrazioni di carbone, che, come effetto dell’incremento del prezzo del gas naturale, sono cresciute negli ultimi mesi di circa il 19%. Nella stessa settimana energetica statunitense il segretario per gli affari interni Zinke ha dichiarato che l'incremento della trivellazione offshore potrebbe fornire agli Stati Uniti entrate sufficienti per compensare gli 11,5 miliardi di dollari di mancate manutenzioni nei parchi nazionali.