La nuova partita sul gas

La nuova partita sul gas

Elisa Maria Giannetto
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Il progetto del Corridoio sud del gas cambia il risiko dell'energia. Due i blocchi contrapposti: Russia e Usa contro Cina. Mentre l'Europa cerca un nuovo equilibrio

Ad un mese di distanza dalla riunione ministeriale che a Baku aveva riaffermato l'importanza strategica del Corridoio sud del gas (SGC), si affacciano all’orizzonte nuove alleanze e rivalità, con la formazione di due blocchi: da una parte la Russia, alleata con gli Stati Uniti, dall’altra la Cina. In mezzo l’Europa, costretta a ripensare la propria politica energetica. Nato per scongiurare un eventuale blackout, il Corridoio Meridionale del Gas è l’infrastruttura che, nell’ottica della Commissione europea, dovrebbe garantire la diversificazione delle fonti e la sicurezza degli approvvigionamenti energetici, grazie al trasporto di gas proveniente dall’Azerbaigian. Di fronte all’avanzamento del progetto, la Cina punta su un’infrastruttura in grado di trasportare grandi quantità di gas turkmeno, entrando in concorrenza diretta con l’Europa per l’accesso alle risorse. Con un percorso di quasi 4.000 chilometri, il gasdotto prevede l’attraversamento di sette Paesi e il coinvolgimento di una decina delle principali società del settore per un investimento complessivo di circa 45 miliardi di dollari. Tra questi vi sono la seconda fase di sfruttamento del giacimento di Shah Deniz, con la realizzazione dei pozzi e la produzione di gas offshore nel Mar Caspio e tre gasdotti: quello sud-caucasico Azerbaigian-Georgia, il gasdotto transanatolico (Tanap) e quello transadriatico (Tap). Il progetto ha ricevuto anche l’appoggio degli Stati Uniti che lo hanno fin da subito considerato un'opportunità per ridurre la dipendenza dell'Europa sudorientale dalle importazioni dal gas russo. Ma l’avanzata delle pretese cinesi ha avvicinato gli Usa alla Russia. Nei confronti della Cina, infatti, Trump sembra voler inaugurare una politica commerciale protezionistica. Mentre su un altro fronte, l'UE rivolge lo sguardo al gas iraniano, che potrebbe essere importato via mare sotto forma di GNL (piuttosto che attraverso una conduttura), per evitare costi e rischi per la sicurezza energetica europea.