Lo scacchiere orientale del gas naturale è in movimento

Lo scacchiere orientale del gas naturale è in movimento

Elisa Maria Giannetto
Condividi
Dal Giappone alla Georgia, si susseguono grandi e piccole manovre per guadagnare quote di mercato

Il Giappone è il secondo più grande importatore di gas naturale al mondo e ogni riassetto del suo mercato interno ha un effetto domino sul mercato globale. A febbraio, le utility TEPCO e Chubu Electric Power hanno firmato un accordo per integrare le proprie attività di generazione elettrica, creando così un conglomerato in grado di movimentare ben 35 milioni di tonnellate annue di gas naturale liquefatto, capaci di alimentare il 50% della potenza termica installata nel paese. A questa fusione, è notizia di ieri, hanno risposto altri due importanti player del mercato energetico nipponico. La Tokyo Gas e la Kyushu Electric Power hanno raggiunto un accordo per integrare le proprie attività di procurement di GNL. L’accordo, secondo gli osservatori, oltre a rappresentare una risposta alla fusione TEPCO-Chubu, è percepito come una mossa strategica in previsione della prossima liberalizzazione del mercato elettrico giapponese e una forma di salvaguardia reciproca nel caso di calamità naturali. Inoltre, il prossimo riavvio di quattro reattori nucleari nelle centrali di Sendai e Genkai previsto entro l’anno, permetterà alla Kyushu Electric di liberare parte delle forniture già contrattualizzate di GNL per dirottarle, grazie alla neonata partnership con Tokyo Gas, verso il più lucrativo mercato dedicato alla clientela consumer.

Dall’integrazione giapponese alla separazione russo-georgiana. Il ministro dell’energia della Georgia, Kakha Kaladze, è entrato aggressivamente sulla Gazprom, annunciando che entro il 2018 il paese caucasico non comprerà più gas dalla società russa per affidarsi completamente ai vicini dell’Azerbaijan. Inoltre, la fornitura di gas Azero sarà onorata grazie ai diritti di transito che sarà la stessa Gazprom a versare nelle casse di Tbilisi per i circa 2 miliardi di metri cubi annui che la Russia esporterà verso l’Armenia.