L'Iran guarda al Mar Nero per le esportazioni e unisce gli oleodotti con l'Iraq

L'Iran guarda al Mar Nero per le esportazioni e unisce gli oleodotti con l'Iraq

Emilio Fabio Torsello
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Mentre la Russia si mostra attendista sulle tempistiche per definire le quote relative al congelamento della produzione di greggio alla luce dell'accordo OPEC

L’Iraq e l’Iran uniranno i propri oleodotti e il petrolio di Baghdad raggiungerà il Golfo Persico attraverso le condutture di Teheran. È un accordo importante quello firmato a margine del meeting informale dell’OPEC lo scorso 28 settembre ad Algeri, tra due Paesi che storicamente sono stati spesso su fronti opposti o in guerra. A firmare l’intesa sarebbero stati il ministro del Petrolio iraniano, Bijan Namdar Zanganeh e il suo omologo iracheno, Adil Abdul-Mahdi.
E sulla stessa linea, la mossa dell’Iran che ha allo studio un accordo con la Georgia, per sviluppare una raffineria nel porto di Supsa, sul Mar Nero. Sottolineando che l’impianto darà lavoro a 800 georgiani, il primo ministro, Giorgi Kvirikashvili, ha anche sottolineato come questa intesa rafforzerà la posizione della Georgia come Paese di transito, all’interno del panorama energetico internazionale. L’accordo è stato siglato con l’iraniana GEOPARS.
Tutto questo mentre la Russia - anch’essa presente al meeting di Algeri, sebbene non sia un membro dell’OPEC - ha fatto sapere di essere disposta a prendere in considerazione un’azione comune che coinvolga i Paesi OPEC e non-OPEC nella limitazione della produzione del petrolio, ma di non essere ancora pronta a definire le tempistiche del freezing produttivo. A darne notizia è stato lo stesso ministro dell’Energia russo, Alxander Novak: "Abbiamo già discusso dei problemi e dei meccanismi relativi al congelamento. Gli strumenti possono esercitare diverse influenze sulla produzione. Prenderemo in considerazione le proposte finali che giungeranno dai paesi Opec nel mese di novembre. Tutto dipenderà dalla situazione macroeconomica e dai piani delle società", ha spiegato Novak.