Lo stretto legame tra produzione USA e prezzi del petrolio

Lo stretto legame tra produzione USA e prezzi del petrolio

Elisa Maria Giannetto
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I prezzi del petrolio tengono ma a fare la differenza potrà essere ancora una volta anche l'impennata della produzione di shale oil negli Stati Uniti

È buona la tenuta dei prezzi del petrolio con 5 sessioni su 7 che registrano un andamento positivo. Un chiaro segnale che l’accordo Opec, che è costato un impegno diplomatico non indifferente, è stato una giusta scelta. I dati Aie dimostrano come le scorte di petrolio siano diminuite di 564.000 barili al giorno portando la produzione globale complessiva a 518,7 milioni durante la scorsa settimana. Eppure a frenare entusiasmo e guadagni è il recente boom della produzione degli Stati Uniti, ancora più impetuoso dell’ultima rincorsa avvenuta tra il 2011 e il 2015, quando i prezzi del petrolio valevano la metà del loro livello attuale e molto prima che il presidente Donald Trump lanciasse il suo piano per "eliminare le restrizioni in campo energetico e permettere agli Usa di utilizzare questa ricchezza a favore degli americani". Le previsioni sono preoccupanti, tanto che l’Opec sta studiando una strategia per bloccare le quote di mercato al 2014 e frenare la produzione di petrolio ad alto costo come lo shale oil degli Usa. La prospettiva di prezzi del petrolio al rialzo, non potrebbe che spingere la produzione ancora più velocemente. Quello che l'Opec probabilmente non ha ancora chiaro è che la rivoluzione shale deve il suo successo più ad una nuova filosofia di business che ad un nuovo tipo di risorsa. Come Thomas Reed, direttore generale di JKX Oil&Gas Plc, ha sottolineato la scorsa settimana, durante l’Internazional Petroleum Week a Londra, la perforazione orizzontale e la fratturazione idraulica sono state entrambe usate nell'industria petrolifera da circa 50 anni. Ciò che è veramente nuovo è aver unito queste due tecniche insieme e, cosa ancora più importante, aver industrializzato questo processo. Gli analisti del mercato energetico concordano sull'impennata della produzione petrolifera statunitense nel 2017 ma prevedono che i fracker potrebbero trovarsi ad affrontare due tipi di problemi: uno legato alla produzione, l'altro ai finanziamenti. E questo potrebbe fare la differenza sui prezzi del petrolio. Intanto Saudi Aramco prosegue in quella che è stata definita la più grande Ipo di sempre: per gli analisti il collocamento della partecipazione potrebbe valere tra 100 e 150 miliardi di dollari, anche perché il principe saudita Mohammed bin Salman ha quantificato ufficialmente in oltre 2.000 miliardi il valore dell'intera società.  Gran parte del denaro raccolto andrà a rimpinguare il fondo sovrano del Paese, che intende utilizzare la liquidità per diversificare l'economia, fino a oggi strettamente legata al petrolio, investendo in altri settori, rinnovabili comprese. Un’operazione che potrebbe incoraggiare altri paesi del Golfo a quotare le proprie società per tentare la strada del mix energetico.