Via libera definitivo all'oleodotto della discordia

Via libera definitivo all'oleodotto della discordia

Marcello Vallese
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Il presidente Usa Trump concede il permesso finale per il completamento del DAPL, nonostante le forti opposizioni dei locali

È stata la prima mossa di Donald Trump e anche la più criticata dagli ambientalisti e dai nativi Sioux, quella di far riprendere i lavori per gli oleodotti Keystone XL e Dakota Access. E adesso l'amministrazione Trump ha sbloccato anche il permesso finale necessario per completare in breve tempo il Dakota Access Pipeline.
Un'opera che era stata fermata da Barack Obama e che Donald Trump ha deciso di far ripartire come stabilito in uno dei primi decreti firmati dal neo presidente americano. Il via libera alla ripresa dei lavori è stato annunciato dal vicesegretario all'esercito, Paul Cramer, e prevede la rimozione di quegli ostacoli burocratici che finora hanno fermato il progetto. In particolare verrà garantita alla Energy Transfer Partners, una servitù di 30 anni sotto il lago Oahe, in North Dakota. Per settimane i nativi sono stati sul piede di guerra denunciando i rischi di inquinamento delle falde acquifere e dei terreni attraversati dall'oleodotto. Nell’ottica di Trump il completamento dell’oleodotto è un modo per rilanciare l’economia e creare "decine di migliaia di posti di lavoro", mantenendo l’ambiente come priorità. Il Dakota Access Pipeline il cui progetto era rimasto in sospeso è un oleodotto sotterraneo, e dovrebbe servire a portare il greggio dalla Bakken Formation – una zona al confine tra Montana e North Dakota, due stati degli Stati Uniti che confinano con il Canada – fino all’Illinois, attraversando il South Dakota e l’Iowa. Lo United States Army Corps of Engineers (USACE), la sezione dell’esercito americano specializzata in ingegneria e progettazione e che si è occupata dell’oleodotto, avrebbe dovuto fornire una valutazione d’impatto ambientale da completarsi entro due anni a partire dal 18 gennaio, ma l’ordine esecutivo firmato da Trump ha di fatto cancellato questo passaggio. A regime, l’oleodotto che è costato 3,7 miliardi di dollari, trasporterà circa 470,000 barili di greggio al giorno. Adesso si tratta di definire l’ultimo tratto e di rendere operativa quella che è stata definita un’opera fondamentale per la propria sicurezza energetica.