Cop22, tra l'accordo di Parigi e l'ombra di Trump

Cop22, tra l'accordo di Parigi e l'ombra di Trump

Giacomo Maniscalco
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A Marrakech si cerca di impostare l'attuazione del climate deal della Cop21, ma rimane incertezza sui fondi disponibili e sul futuro della adesione USA

Si è chiusa a Marrakech la ventiduesima edizione della conferenza Onu su Clima, la Cop22, con la decisione da parte dei 196 Paesi partecipanti di delineare entro il 2018 un regolamento per l'attuazione dell'Accordo di Parigi, definendo in particolare come verranno monitorati gli impegni dei rispettivi Paesi nella riduzione delle emissioni di CO2 (Nationally Determined Contributions).
Una "non-conclusione" prevedibile, senza particolari nuovi impegni, per una conferenza che aveva il difficile compito di dare un seguito alla storica Cop21 di Parigi dove, lo scorso anno, l’accordo sul Clima era stato ratificato da 111 nazioni per entrare poi in vigore il 4 novembre di quest’anno.
Su tutto il meeting ha pesato il "fantasma" del nuovo presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e del suo programma per un ritorno alle fonti di energia tradizionale, come annunciato durante la sua discussa campagna elettorale.
Quella che si è svolta a Marrakech, quindi, è stata una Conferenza che in molti hanno definito "di transizione", che ha lavorato per allestire il complesso meccanismo degli accordi di Parigi. Nello specifico, il testo finale invita a Paesi ricchi a contribuire economicamente a fondi come Il Green Climate Fund, per supportare le nazioni in via di sviluppo nella lotta contro il cambiamento climatico ma la strada è ancora lunga: dei 100 miliardi di dollari necessari ogni anno per portare avanti politiche green nelle nazioni più povere, ad oggi ne sono stati raccolti solo 81 milioni e quasi esclusivamente provenienti dall’Unione Europea.
Una delle tematiche più urgenti affrontate a Marrackech, comunque, è stata proprio la futura permanenza degli Stati Uniti all’interno della COP. L’uscita degli USA è quasi certa, data la nota posizione antiambientalista del President Elect, e significherebbe un enorme passo indietro nell’attuazione dell’Accordo di Parigi. Prospettiva che ha portato il ministro degli Esteri marocchino e presidente della Cop 22, Salaheddine Mezouar, a rivolgere un appello al Presidente americano eletto, chiedendo che si unisca allo sforzo internazionale: "Noi contiamo sul suo pragmatismo così come sul suo impegno verso lo spirito della comunità internazionale, in una lotta immane per il nostro futuro, per il pianeta, per l’umanità e la dignità di milioni di persone, sia per quello che il nostro pianeta sarà domani, sia per quello che ci lasceremo alle spalle".