Clima: l'Europa chiede agli stati membri di raddoppiare gli sforzi

Clima: l'Europa chiede agli stati membri di raddoppiare gli sforzi

Elisa Maria Giannetto
Condividi
La commissione europea presenta oggi il suo rapporto sul clima e introduce dei correttivi per arrivare al 20% di energia rinnovabile fra tre anni

Il 2020 si avvicina e l’Europa chiama a raccolta gli Stati membri per intensificare gli impegni presi sul clima. Il rapporto presentato ufficialmente oggi dall’organo esecutivo dell’Unione, e i cui contenuti principali sono stati anticipati dall’agenzia Reuters, fotografa il punto esatto in cui si trova il vecchio continente rispetto all’obiettivo che abbiamo conosciuto in questi anni come 20-20-20. Una formula che tradotta significa ridurre le emissioni inquinanti del 20%, aumentare la quota di energie rinnovabili del 20%, il tutto entro il 2020. Ciò che emerge dal rapporto è che tanta strada è stata fatta ma tanta ancora ce n’è da fare. La relazione di Bruxelles conferma infatti che, nel 2015, le fonti di energia pulita hanno soddisfatto il 16,4% dei consumi totali di energia del continente, generando un risparmio di circa 16 miliardi di euro sulle importazioni di combustibili fossili. In termini generali, la crescita maggiore a livello europeo è stata registrata dall’eolico onshore, mentre lo sviluppo del fotovoltaico è stato caratterizzato da un andamento più altalenante. Ma secondo Bruxelles per arrivare al 20% di rinnovabili entro il 2020, e successivamente al 27% entro il 2030, è necessario aggiungere dei correttivi per limare alcuni degli ostacoli al completo sviluppo delle rinnovabili, tra cui la mancanza di uniformità tra le strategie nazionali di supporto all’energia pulita, che si traduce in una generale incertezza normativa. Il rapporto della Commissione mostra inoltre un’Europa che viaggia a di velocità. Sono rimaste indietro in particolare la Gran Bretagna, Lussemburgo e l’Irlanda. Anche se proprio quest’ultima ha recentemente lanciato un’autentica rivoluzione nel segno delle rinnovabili. Il Parlamento di Dublino ha infatti approvato una legge per tagliare i fondi pubblici ai combustibili fossili: petrolio, carbone e gas naturale; un provvedimento potrebbe entrare in vigore già nei prossimi mesi, dopo aver ricevuto il via libera da parte della commissione finanziaria. Inatnto Maros Sefcovic, vice presidente della Commissione europea e Commissario europeo per l'unione energetica, ha in programma di visitare ogni Stato membro dell'UE per supportarli a elaborare piani nazionali adeguati ad ottemperare agli impegni presi a Parigi e agire come gruppo più coeso possibile nella lotta ai cambiamenti climatici. Non manca poi uno sguardo generale alle prospettive future, alla luce della vittoria di Donald Trump e delle sue prime mosse per quanto riguarda ambiente e energia. "Nonostante le attuali incertezze geopolitiche", ha commentato il commissario al Clima e all’Energia Miguel Arias Canete, "l’Europa continuerà ad andare avanti nella transizione energetica e guarderà alla Cina e a molti altri attori per spingere in questa direzione". E tra i Paesi più virtuosi possiamo certamente citare l’Argentina che ha dichiarato il suo 2017 come "L’anno dell’energia rinnovabile".