A Bonn la "black list" del carbone

A Bonn la "black list" del carbone

Editorial Staff
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Molte aziende nel mondo contribuiscono alla produzioni di emissioni di CO2 perché non hanno ancora abbandonato il carbone come fonte di produzione energetica. Nel corso della COP23 è stato presentato il primo database mondiale di queste imprese affinchè il mondo finanziario smetta di investire su di loro

Un dossier contenente i nomi di 770 aziende che ricorrono al carbone per produrre energia, contribuendo così  ad accrescere le emissioni di CO2 che danneggiano il clima.  L’elenco è stato presentato da alcune associazioni ambientaliste a Bonn, in Germania, durante la COP23, la Conferenza mondiale sul cambiamento climatico. 143 delle imprese indicate risiedono in Cina, 95 in India, 92 negli Stati Uniti e 71 in Australia. Molte sono anche tedesche, tra cui il gruppo energetico Rwe, il più grande operatore di centrali elettriche a carbone in Europa. La maggior parte delle nuove centrali elettriche sono pianificate in Cina, India, Turchia, Indonesia, Vietnam e Giappone. "Abbiamo creato questo database - ha dichiarato Heffa Schuecking di Urgewald, una delle principali associazioni ambientaliste tedesche - per fornire all'industria finanziaria un elenco chiaro delle più grandi aziende di carbone a cui non fornire più sostegno". Gli obiettivi di protezione del clima, sostengono queste associazioni, possono essere raggiunti solo tramite una vera e propria proscrizione di queste aziende da parte di banche e gli investitori. Tuttavia, secondo Urgewald, è attualmente in programma la costruzione di più di 1.600 nuove centrali a carbone nel mondo. Se costruite, aumenterebbero la capacità globale del carbone del 42,7%. Compagnie assicurative come Allianz o Axa hanno già da tempo annunciato la loro intenzione di ridurre la loro esposizione nei confronti del carbone e solo pochi giorni fa, il gruppo bancario britannico Hsbc ha annunciato che investirà circa 100 miliardi di dollari in progetti sostenibili entro il 2025.