La corsa all'aumento dell'output, il caso di Libia, India e Kuwait

La corsa all'aumento dell'output, il caso di Libia, India e Kuwait

Giacomo Maniscalco
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Tripoli torna a esportare petrolio, Nuova Delhi punta su uno degli impianti più importanti del Paese mentre l'Arabia Saudita perde quote di mercato nelle forniture al Giappone

La libica Arabian Gulf Coast Company (AGOCO) ha dichiarato un aumento di produzione pari a 320.000 barili al giorno, portando l’output totale del Paese a 500.000 barili al giorno. AGOCO, una consociata della statale Libya National Oil Company (NOC), ha raddoppiato la produzione di petrolio da quando il mese scorso le forze armate di Khalifa Haftar hanno ripreso il controllo degli impianti petroliferi bloccati per riaprirli all’esportazione. L’output nazionale è quindi nuovamente in crescita per il Paese che nel 2011, prima della guerra civile, produceva 1,6 milioni di barili al giorno. Secondo le stime della NOC stessa, a detta del Presidente Mustafa Sanalla, l’output nazionale potrebbe raggiungere la quota di 900.000 barili al giorno.
Nel frattempo, in India, la Indian Oil Corp. prepara investimenti importanti nella produzione petrolifera per un Paese in crescita economica con una domanda energetica sempre più alta. Secondo le dichiarazioni di Kapil Dev Tripathi, del ministero del Petrolio indiano, il consumo di idrocarburi in India è aumentato del 11%, superando quello cinese. In programma anche un investimento di 2,3 miliardi di dollari per sviluppare la raffineria di Panipat per un output che dovrebbe aumentare di circa 200.000 barili al giorno.
E l’aumento dell’output contraddistingue i "rapporti energetici" tra Giappone e Kuwait. In Giappone, infatti, il Kuwait si stabilisce come sesto fornitore di petrolio per il Paese asiatico, con una crescita del 6,7% rispetto all’anno scorso, raggiungendo la cifra di 204.000 barili al giorno. Secondo la Natural Resources and Energy Agency giapponese, il Kuwait ha fornito il 6,4% della domanda di greggio in Giappone. È l’Arabia Saudita infatti a soffrirne le conseguenze, pur mantenendo il primato per esportazioni di greggio in Giappone, il "Kingdom" ha registrato un calo notevole del 18,6% dall’anno scorso, per un totale di 978.000 barili al giorno.