L'Arabia Saudita alla prova della transizione

L'Arabia Saudita alla prova della transizione

Editorial Staff
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Intervenendo al WEC 2016, il ministro dell'Energia del Regno saudita Khalid al-Falih intravede possibili battute d'arresto verso lo sviluppo delle energie alternative "ma il mondo non può fare a meno di investire in questo settore". L'Arabia punta inoltre a produrre 18 miliardi di metri cubi di gas entro il 2020

"L'impegno dell’Arabia Saudita sul versante degli idrocarburi non si attenuerà, ma il mondo ha bisogno di continuare a investire in tutte le fonti energetiche". Lo ha affermato intervenendo al 23mo WEC di Istanbul il ministro dell'Energia, dell'Industria e delle Miniere del regno saudita Khalid al Falih, che ha sottolineato come il processo di transizione " non sarà lineare. Si verificheranno sicuramente delle battute d'arresto", aggiungendo che la comunità internazionale avrebbe dovuto già da tempo "abilmente navigare le acque inesplorate della transizione energetica". "Il Regno saudita è consapevole del proprio ruolo di paese che detiene la maggiore quota di capacità di riserva al mondo", ha commentato, annunciando che l'Arabia Saudita intende intensificare gli investimenti nel settore del petrolio non convenzionale e del gas, ponendosi un obiettivo produttivo equivalente a 18 miliardi di metri cubi entro il 2020. Intervenendo sul ruolo dell’Opec Al Falih ha rimarcato come "La missione e gli obiettivi sono chiari. L’Organizzazione dei Produttori rappresenta solo un terzo del mercato globale dell'offerta di petrolio. Il suo ruolo è quello di coordinare le decisioni”. Al Falih, ha detto inoltre di sperare che Mosca giochi un "ruolo costruttivo" nel riequilibrare il mercato, aggiungendo che lo stesso principio può essere applicato ai paesi non OPEC. Sulla possibilità di aumento dei prezzi fino a 70 dollari al barile entro il 2018 il ministro ha ribadito che il suo Paese "è preparato ad affrontare qualsiasi quotazione possa emergere".