Il primo passo green dell'Arabia Saudita

Il primo passo green dell'Arabia Saudita

Giacomo Maniscalco
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Il Regno del petrolio si muove sul fronte delle rinnovabili con un piano di investimenti tra i 30 e i 50 miliardi di dollari. In Australia la Kangaroo Island punta all'autosufficienza e sull'esportazione di energia verde verso il continente

L’Arabia Saudita si concentra sulle fonti green con un piano di investimenti tra i 30 e i 50 miliardi di dollari entro il 2023. L’annuncio arriva dal ministro dell’Energia Khalid al-Falih che ha confermato l’intenzione del Regno di rimodulare il proprio mix energetico arrivando al 30% di fonti non fossili entro il 2030. Secondo l'Ufficio presso il ministero dell'Energia, si sono già aperte le prime aste con imprese locali e internazionali invitate a presentare le offerte per due progetti. Tramite il Renewable Energy Project Development Office, nuovo ente istituito sempre dal ministero, è stato elaborato il programma di investimenti che prevede le richieste di qualifica (RFQ) a consorzi e società interessate a partecipare ai bandi degli iniziali 700 MW di un totale preventivato di 10 GW per progetti fotovoltaici ed eolici.
A spingere i sauditi nella direzione green sarebbe il preoccupante deficit di bilancio statale, impossibile da risanare con gli attuali prezzi del petrolio. "Il nostro obiettivo", ha commentato Al-Falih, "è di rendere il programma nazionale per le energie rinnovabili tra i progetti d’investimento più attraenti, competitivi e ben funzionanti di tutto il mondo. E abbiamo tutte le infrastrutture necessarie per garantire che ciò avvenga".
Sempre sul fronte delle rinnovabili, a Kangaroo Island, la celebre isola australiana, gli abitanti chiedono una rivoluzione energetica che risolva il problema delle interruzioni di corrente causate dall’ormai obsoleta rete elettrica sottomarina collegata al resto del continente. Sostituire i vecchi cavi elettrici sottomarini, secondo un report del Institute for Sustainable Futures della University of Technology di Sydney, costerebbe 169 milioni di dollari, ma l’alternativa più conveniente dal punto di vista economico sarebbe quella di sfruttare il sole e il vento. La stima dei costi di una rete energetica di fotovoltaico ed eolico si aggira, infatti, intorno ai 10 milioni, un’operazione meno onerosa rispetto alla ristrutturazione dei cavi. Per il sindaco Peter Clemens l’isola necessita di entrambi gli interventi: "abbiamo bisogno del cordone ombelicale che ci connette alla terraferma e contestualmente dobbiamo migliorarlo, ma vogliamo anche puntare seriamente sull’energia rinnovabile per diventare autosufficienti". Per affrontare i costi elevati della sua proposta, Clemens offre un modello integrato che potenzialmente potrebbe soddisfare tutto il fabbisogno dell’isola: una fonte di energia elettrica stabile, una base di energia rinnovabile e, infine, una nuova fonte di entrate, che consiste nell’esportazione dell’energia green locale al resto del continente tramite il nuovo cavo sottomarino.