USA rinnovabili in crescita: il solare crea più occupazione delle fonti fossili

USA rinnovabili in crescita: il solare crea più occupazione delle fonti fossili

Giacomo Maniscalco
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Nel 2016 il fotovoltaico dà lavoro a 374.000 persone, superando il carbone e l'Oil & Gas. Greenpeace premia Apple, Google e Facebook come compagnie IT "green", valutazione negativa per Amazon

Negli USA il solare ha creato più posti di lavoro nel 2016 di petrolio, carbone e gas messi insieme, secondo i dati di un rapporto del Dipartimento dell’Energia statunitense. Nello specifico il US Energy and Employment Report segnala un aumento di circa 374.000 persone, ovvero il 43% del totale di lavoratori impiegati nell’industria della produzione elettrica. Una cifra che va ben oltre i livelli raggiunti dal settore dei combustibili fossili: petrolio, carbone e gas hanno registrato un 2016 con 187.000 lavoratori, corrispondenti al 22% degli occupati in quest’ambito. Si è assistito, quindi, a una sostanziale crescita di posti di lavoro nelle rinnovabili: il solare ha il primato con 73.615 posti in più, mentre l’eolico segue con 24.650.
A sposare temi legati alla sostenibilità, alla luce del boom delle rinnovabili, anche molte grandi aziende, e su questo fronte Greenpeace ha pubblicato la sua classifica sulle imprese IT e il loro utilizzo di energie da fonti rinnovabili. Secondo il report dell’organizzazione ambientalista - "Clicking Clean: Who is Winning the Race to Build a Green Internet?"Apple, Google e Facebook sono le aziende del settore più "green" a livello globale e continuano sulla buona strada verso l’obiettivo di creare data center al 100% alimentati con energia pulita. Nelle pagelle Greenpeace, però, non si vedono solo voti alti, infatti Amazon Web Services e Netflix risultano ancora indietro. Luca Iacoboni, responsabile della campagna Clima ed Energia di Greenpeace Italia, sottolinea come "nonostante gli annunci fatti, Amazon continua a mantenere i suoi clienti all’oscuro delle proprie decisioni prese in campo energetico. Tutto questo è alquanto preoccupante, soprattutto se teniamo conto che l’azienda sta allargando le proprie attività in aree geografiche in cui sono utilizzate prevalentemente energie inquinanti".
Per quanto riguarda il gigante dello streaming, la bocciatura da parte di Greenpeace è legata al venir meno degli impegni presi l’anno scorso. Netflix, infatti, si sarebbe rivolta all’acquisto di crediti di compensazione delle emissioni invece di aumentare i propri investimenti in rinnovabili. Aggiunge Iacoboni: "Al pari di Apple, Facebook e Google, Netflix è uno dei più grandi attori della galassia di internet e gioca un ruolo chiave nel decidere con quale energia questo settore vada alimentato. Netflix deve dunque prendersi la responsabilità di assicurare che la sua crescita sia alimentata da energia rinnovabile, non da combustibili fossili, e deve porsi come capofila su questo tema".