I Paesi americani e l'Asia tagliano la produzione di petrolio

I Paesi americani e l'Asia tagliano la produzione di petrolio

Editorial Staff
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L'eccesso di offerta si sta riducendo rapidamente anche a causa dei tagli nelle estrazioni di greggio nelle Americhe e nel continente asiatico

Il crollo dei prezzi del petrolio avvenuto dal 2014 a oggi è legato principalmente al problema di un eccesso di produzione, che supera la domanda di circa 2 milioni di barili al giorno. Una sovrabbondanza che sta rapidamente calando a causa dei tagli di produzione nelle Americhe (Stati Uniti, Canada e America Latina) e sempre di più anche in Asia. Tra uno stallo dei frackers statunitensi e gli incendi in Canada, la produzione nordamericana è scesa di oltre 1,5 milioni di barili al giorno solo nell'ultimo trimestre, mentre i produttori in Asia e in Australia hanno tagliato la produzione di circa 250.000 barili al giorno. Secondo Guy Baber di Simmons & Co., queste “interruzioni non pianificate delle forniture di petrolio sono state un elemento importante, che hanno contribuito a un mercato petrolifero più stretto di quanto altrimenti previsto", aggiungendo anche che se queste interruzioni dovessero diventare continuative, creerebbero problemi di scorte per il futuro. Il contesto storico vede i Paesi OPEC, guidati dall’Arabia Saudita, poco disposti a frenare i livelli di produzione per mantenere la quota di mercato. Il calo nel output non-OPEC consente, inoltre, a produttori come l'Arabia Saudita e il Qatar di aumentare i prezzi per le spedizioni verso l'Asia dove si registra il maggior consumo petrolifero al mondo.