Petrolio, tagli alla produzione sopra le attese

Petrolio, tagli alla produzione sopra le attese

Elisa Maria Giannetto
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La commissione tecnica riunita a Vienna per monitorare l'andamento dei tagli alla produzione di petrolio è soddisfatta dei risultati di queste prime settimane: tagliati 1,5 milioni di barili al giorno

''L’accordo è un successo, tutti i paesi stanno rispettando gli impegni presi e i risultati superano le aspettative''. Così il ministro dell’energia russo, Aleksander Novak, commenta il traguardo raggiunto in queste prime settimane dalla firma dell’accordo tra Paesi Opec e non-Opec, dopo la riunione tecnica avvenuta a Vienna. I dati parlano di un taglio di 1,5 milioni di barili al giorno, rispetto agli 1,8 milioni concordati, e dell’obiettivo di arrivare a 1,7 milione già verso la fine del mese. Il ministro dell’energia saudita, Khalid al Falih, parla di ''un ottimo risultato che conferma l’impegno congiunto di tutti i paesi aderenti all'accordo sulla riduzione della produzione'' e si dice ancora più fiducioso riguardo alla stabilizzazione dei prezzi del petrolio. Nonostante questi primi dati positivi, e l'impegno dei Paesi a rivedersi per proseguire l'attività di monitoraggio sulla riduzione dell'output rimane all'orizzonte la grande incognita del prossimo futuro: le mosse in campo energetico del neo presidente americano Donald Trump. Gli Stati Uniti infatti stanno proseguendo la loro corsa controcorrente inaugurando in una sola settimana, 29 nuovi impianti di perforazione. Ad oggi si contano 551 impianti totali, che rappresentano il numero più alto dal novembre del 2015. La produzione di petrolio negli Usa è salita del 6% dalla metà del 2016, tornando ai livelli di fine 2014. E questo rialzo potrebbe rappresentare il vero freno alla risalita dei prezzi: il Brent ha già perso 7 centesimi attestandosi a 55,42 dollari mentre il Wti con 11 centesimi in meno viene scambiato a 53,11 dollari al barile. I tagli alla produzione stabiliti dai Paesi aderenti all’accordo Opec e il dollaro debole hanno limitato in parte la discesa dei prezzi ma la politica che Trump metterà in piedi lascia ancora molti interrogativi irrisolti. Come spiegano gli analisti della Reuters più sale il prezzo del petrolio, più è conveniente proseguire con le trivellazioni. ''Sul fronte tecnico'', spiegano gli esperti, ''il Brent potrebbe salire fino a 56,55 dollari al barile'' e di fronte ad uno scenario di questo tipo, difficilmente l’America vorrà fare retromarcia.