Rosneft: l'artico orientale è pieno di petrolio

Rosneft: l'artico orientale è pieno di petrolio

Elisa Maria Giannetto
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Il gigante petrolifero russo, dopo un'attività esplorativa, ha scoperto nuovi giacimenti di petrolio nelle acque a largo della penisola di Hara-Tumus. Entro il 2050, quest'area dovrebbe fornire fino al 30% della produzione russa

Potrebbe trattarsi della più importante scoperta di idrocarburi nell'Artico orientale. Dopo una perforazione esplorativa, lungo le coste della penisola di Hara-Tumus, della baia di Laptev, gli esperti di Rosneft hanno scoperto nuovi giacimenti di petrolio. “Si tratta di un pozzo che – a quanto si legge nel comunicato ufficiale – ha una quantità di risorse potenziale che aumenta man mano e in qualsiasi momento, mentre continuiamo le operazioni di perforazione". Per la società russa, la scoperta rappresenta un passo in avanti nella ricerca di idrocarburi in una regione non proprio facile da esplorare. E arrivano, per questo motivo, anche le congratulazioni del ministro russo delle Risorse naturali e dell'ambiente, Sergej Donskoi: “Possiamo già parlare di un afflusso significativo di petrolio e quindi di una scoperta unica e probabilmente della più grande nell’area", ha detto Donskoi sulla sua pagina ufficiale di Facebook, commentando l’annuncio di Rosneft di aver perforato con successo un pozzo nel blocco di Khatanga”. L’impresa, effettuata nonostante le sanzioni occidentali, è parte di un piano più ampio che prevede un investimento di 480 miliardi di rubli (8,4 miliardi di dollari) nello sviluppo dell'industria energetica offshore della Russia nei prossimi cinque anni, con l’obiettivo di incrementare la produzione in nuove aree. La maggior parte della produzione petrolifera russa attuale proviene, infatti, dalla Siberia occidentale dove i campi si stanno esaurendo. Da qui la spinta a cercare nuove aree da esplorare. "La presenza di idrocarburi e la conferma geologica del modello sviluppato dagli esperti di Rosneft permette alla società petrolifera russa di essere considerata pioniere per i giacimenti offshore dell'Artico" continua il comunicato. Negli ultimi anni, il colosso petrolifero russo ha cercato di legare con diversi operatori globali per sviluppare le regioni offshore della Russia. Ricordiamo l’accordo per lavorare nel Mar Kara nell'Artico occidentale con l'azienda statunitense Exxon Mobil, poi sospeso nel 2014 dopo l'imposizione delle sanzioni occidentali contro Mosca. Il progressivo scioglimento dei ghiacci, dovuto ai cambiamenti climatici, sta determinando un interesse crescente delle superpotenze per il Polo Nord, che sarà attraversato dalle future autostrade del mare. Le nazioni maggiormente coinvolte sono gli Stati Uniti e la Russia, che fra l’altro proprio nell’Artico hanno il loro unico punto di contatto geografico, lo Stretto di Bering.  Nel suo complesso, l'area offshore artica dovrebbe prevedere, entro il 2050, tra il 20 e il 30 per cento della produzione russa, uno dei più grandi del mondo.