La ripresa economica globale spinge in alto i prezzi del petrolio

La ripresa economica globale spinge in alto i prezzi del petrolio

Elisa Maria Giannetto
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Un nuovo clima di ottimismo investe i mercati del petrolio e spinge la risalita dei prezzi verso i 60 dollari. Ma l'attenzione degli investitori rimane sulle esportazioni dell'Arabia Saudita

Si respira una nuova aria di ripresa economica a livello globale che dà ossigeno ai mercati del petrolio e prepara la rampa di lancio per la risalita dei prezzi. Dagli Stati Uniti all’Europa torna la voglia di investire e si apre una fase economica espansiva. L’Agenzia internazionale dell’energia calcola, nei prossimi anni, una spesa totale di circa 700 miliardi di dollari principalmente in infrastrutture; un impegno necessario per colmare il gap tra domanda e offerta di greggio a livello internazionale. Nei fatti, il consolidamento della crescita mondiale, che coinvolge anche i mercati emergenti, promette di spingere le quotazioni petrolifere. Nonostante l’andamento al ribasso registrato a marzo, durante il quale l’oro nero è tornato sotto i 50 dollari al barile smentendo le previsioni di inizio anno, gli analisti confermano il trend di ripresa verso i 60 dollari al barile per l’anno in corso. Una prima impennata significativa potrebbe già verificarsi verso maggio in concomitanza con il prossimo vertice Opec durante il quale si discuterà dell’opportunità di estendere l’accordo per altri sei mesi. Il sentimento di ottimismo è sostenuto anche da chi è convinto che la crescita della produzione statunitense non sarà così veloce da compensare i tagli alla produzione effettuati dai paesi aderenti all’accordo Opec. A questo si aggiungono le dichiarazioni dei player principali come Arabia Saudita e Kuwait che hanno annunciato un ulteriore impegno sul fronte dei tagli. Ma non manca chi mette in evidenza come dietro queste dichiarazioni si nasconda in realtà un’intenzione differente. ''Non mancano infatti le tensioni all’interno dell’Opec rispetto al fatto che i sauditi spingono sull’export– come spiega Scott Darling, responsabile regionale dell’Asia-Pacifico dell’Oil & Gas di J.P. Morgan  - le esportazioni di greggio del Regno sono rimaste pressoché simili di anno in anno e questo potrebbe rappresentare un problema per alcuni membri Opec che potrebbero nuovamente trovarsi a concorrere per l’acquisizione di quote di mercato''. L’attenzione degli investitori è dunque rivolta all’Arabia Saudita poiché - come chiarisce Grace Liu, responsabile Ricerca alla Guotai Junan, una delle maggiori banche di investimento in Cina - ''l'Arabia Saudita è un paese-chiave perché la maggior parte degli altri produttori in realtà non possono permettersi di aumentare le loro produzioni, poiché privi di risorse''. Nonostante le incertezze relative alla proroga dell’accordo Opec e ai dati sulle esportazioni saudite, in generale gli analisti sono più propensi ad affermare che siamo entrati in una fase in cui l’ottimismo supera le preoccupazioni per l’eccesso di offerta di petrolio.