Taglio della produzione di petrolio, i dubbi sul programma russo

Taglio della produzione di petrolio, i dubbi sul programma russo

Editorial Staff
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L'Arabia Saudita conta di ottenere almeno 128 miliardi di dollari dal rialzo del prezzo del barile nel 2017

La Russia ha garantito di tagliare almeno 300mila barili al giorno di petrolio, ma più di qualche analista avanza dubbi sulla tempistica effettiva del taglio dell’output. Sebbene infatti, in accordo con i Paesi OPEC e non-OPEC, Mosca abbia garantito di voler partecipare all’intesa che dal gennaio 2017 limiterà le estrazioni di greggio di oltre un milione di barili ogni giorno, alcune recenti dichiarazioni da parte dei vertici del Ministero dell’Energia parlano di un ''taglio graduale''. All’orizzonte, infatti, potrebbe esserci la necessità di un ulteriore accordo tra le diverse compagnie energetiche russe – Rosneft, Grazprom, Lukoil in testa – sulle diverse quote da tagliare. Al di là della politica, infatti, già in passato le posizioni e la disponibilità delle aziende che in Russia estraggono petrolio contrastavano con gli accordi presi dai vertici istituzionali di Mosca.  
 
Eppure l’accordo fa ben sperare gli storici produttori di greggio. L’Arabia Saudita, infatti, nel 2017 potrebbe veder salire del 46% le renvenue provenienti dal petrolio, grazie all’aumento dei prezzo del barile. Le entrate previste dovrebbero essere pari a 128 miliardi di dollari. Una prospettiva confortata anche da diversi analisti: ''Le entrate provenienti dal greggio crescono in parallelo con le aspettative, grazie a un mercato in via di ribilanciamento. E questo è un segno molto chiaro che i prezzi del petrolio si stima potranno raggiungere il 60 dollari al barile durante il prossimo anno'', ha spiegato John Sfakianakis, direttore dell’Economic Research at the Gulf Research Center.