I tagli OPEC vanno avanti, ma lo shale USA minaccia la stabilità del mercato

I tagli OPEC vanno avanti, ma lo shale USA minaccia la stabilità del mercato

Giacomo Maniscalco
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L'Arabia Saudita fa da battistrada agli altri produttori mantenendo l'impegno preso con l'accordo OPEC. C'è ottimismo sul mercato nonostante il vertiginoso incremento di produzione di shale USA

L’Arabia Saudita tiene fede all’impegno di ridurre la propria produzione di petrolio di 486.000 barili al giorno, come stabilito dall’accordo OPEC siglato a fine novembre. Nel frattempo, negli USA, i fracker americani continuano l’attività estrattiva ad un ritmo impressionante: sono stati riattivati 111 pozzi nelle ultime due settimane, sostenendo così il prezzo del petrolio in un range di 50-60 dollari al barile. Nonostante l’aumento dell’output statunitense, il Regno saudita, nel tentativo di stabilizzare il prezzo del greggio, si dice intenzionato a contenere l’offerta di petrolio ancora per mesi - e se necessario anche anni - alla luce di quanto già accaduto nel passato, quando ha incontrato non poche difficoltà nel vincere una "guerra di prezzi" con i fracker statunitensi, capaci di mantenere elevati livelli di output anche con i prezzi del petrolio a livelli bassissimi. A questo si aggiunge la questione della futura quotazione in Borsa di Saudi Aramco, colosso dell’industria petrolifera, il cui successo dipende in gran parte da un mercato internazionale dai prezzi sostenuti. In termini più generali, i tagli OPEC a livello globale offrono segnali positivi, in particolare per il WTI. Complessivamente l’OPEC dovrebbe ridurre l’output di circa 900.000 barili al giorno per il mese di gennaio, raggiungendo quindi entro fine mese addirittura il 75% del totale dei tagli previsti dall’accordo dei Paesi membri del cartello petrolifero. Da considerare anche un gruppo di altri 11 importanti produttori, non membri OPEC, che supporteranno l’operazione con tagli sostanziali. L’aumento di shale oil nord americano, quindi, preoccupa gli investitori ma solo fino a un certo punto: "Al momento il mercato si sta focalizzando più sui tagli OPEC che sull’aumento di shale americano", ha detto Mike Wittner, direttore dell’Oil Market Research, aggiungendo però che potrebbe arrivare il giorno in cui lo shale USA supererà i tagli OPEC, cosa che destabilizzerebbe il mercato petrolifero. Intanto Lukoil, il secondo produttore di petrolio russo, cerca di espandersi ulteriormente in Medio Oriente con l’obiettivo di raggiungere un accordo per lo sviluppo di due nuovi giacimenti petroliferi in Iran. A detta di Gati al Jebouri, vice presidente e direttore dello operazioni upstream nel Medio Oriente, Lukoil sta trattando con la società National Iranian Oil Company (NIOC) per i giacimenti Abu Timur e Mansuri nell’Iran occidentale. Tale mossa rientrerebbe nella strategia dell’Iran Petroleum Contract (IPC), volta a instaurare accordi per lo sviluppo di alcuni giacimenti petroliferi del Paese, attraendo investitori esteri e aumentando così l’output dopo anni di sanzioni.