Mosca: estrazioni a livelli record, e secondo Sechin di Rosneft la produzione è in crescita

Mosca: estrazioni a livelli record, e secondo Sechin di Rosneft la produzione è in crescita

Emilio Fabio Torsello
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In attesa della riunione OPEC informale di ottobre e del meeting di novembre, le posizioni circa l'output dei singoli Paesi continuano a essere discordanti

Diversi Paesi continuano ad andare in ordine sparso quanto alla produzione di petrolio. La Russia su tutti. Secondo gli ultimi dati, infatti, a settembre Mosca ha raggiunto il record delle estrazioni, con il picco massimo mai raggiunto dalla fine dell’Unione Sovietica: 11,2 milioni di barili al giorno. E secondo Igor Sechin, a capo di Rosneft, la Russia potrebbe incrementare ancora la sua produzione, di altri 4 milioni di barili al giorno. Una posizione che rispecchia la linea tenuta proprio da Rosneft all’indomani della riunione OPEC di Algeri quando, contrariamente alle dichiarazioni fatte da Vladimir Putin, il Gruppo petrolifero faceva sapere di non essere disponibile a limitare le estrazioni. Secondo Sechin, inoltre, nel prossimo anno e mezzo il mercato potrebbe stabilizzarsi sui 55 dollari al barile.
Tra i Paesi che stanno implementando la produzione di greggio c’è poi la Libia, che sta progressivamente tornando sul mercato grazie alla riattivazione di diversi impianti. L’ultimo sito produttivo che è stato fatto ripartire, è stato il Waha Oil Field, grazie al quale il Paese potrà portare la propria produzione a 580mila barili al giorno. Si tratta per ora di una produzione limitata, se paragonata ai numeri dei Paesi OPEC e non-OPEC, ma è comunque questo uno dei segnali più importanti nel percorso di stabilizzazione economica e sociale della Libia.
E in questo panorama, tra i maggiori produttori di greggio, l’Iran ha ufficialmente aperto i propri confini alle imprese straniere nel campo delle estrazioni petrolifere. Ma a fronte di un ritorno sul mercato di Teheran, secondo la Reuters alcune tra le maggiori compagnie chiamate ad avviare la produzione in Iran non avrebbero ricevuto sufficienti rassicurazioni circa le specificità geomorfologiche dei siti petroliferi iraniani. Uno stallo che rischia di rallentare la prima fase di sviluppo. Secondo i piani di Teheran, infatti, gli investimenti stranieri dovrebbero portare nel Paese almeno 185 miliardi per un totale di una cinquantina di progetti, a fronte di un output petrolifero che dovrebbe raggiungere i 5-6 milioni di barili al giorno.