Il mercato del petrolio all'ombra dell'incertezza

Il mercato del petrolio all'ombra dell'incertezza

Elisa Maria Giannetto
Condividi
Dopo un periodo di stabilità dei prezzi, torna il clima di incertezza sul futuro del petrolio. E gli esperti prospettano una guerra dei prezzi che potrebbe spingere il petrolio verso i 42 dollari al barile

Il mercato del petrolio ha appena superato una delle settimane più difficili degli ultimi tempi. Dopo mesi di relativa stabilità dei prezzi, con i future tra i 50 e i 55 dollari al barile, torna l’ombra dell’incertezza sul futuro del petrolio. Gli analisti non escludono una guerra dei prezzi che potrebbe spingere in basso il prezzo del petrolio verso i 42 dollari al barile. Una proiezione confermata in parte anche da alcuni partecipanti al CeraWeek, evento che ha riunito la scorsa settimana nella città texana di Houston, i principali rappresentanti del settore Oil&Gas. Durante questa occasione, il Segretario Generale dell’Opec Barkindo e il ministro del petrolio dell’Arabia Saudita hanno fatto intendere che difficilmente continueranno a limare la produzione di petrolio dopo il 30 giugno, data di scadenza dell’accordo firmato lo scorso dicembre tra l’Opec e alcuni dei principali produttori fuori da Cartello. Finora infatti il mantenimento degli impegni presi è pesato principalmente sulle spalle dell’Arabia Saudita: se escludiamo i sauditi, secondo gli esperti, il livello di conformità all’accordo non ha superato il 50%. Al netto dell’Arabia Saudita, i dati frenano l’ottimismo al punto che nessuno osa più parlare di un prezzo verso i 60 dollari al barile.  Gli altri Paesi intanto si comportano da "free rider", pronti a saltare sul carro del vincitore, non appena l’orizzonte sarà più limpido. Secondo quanto riporta la Reuters, sembra che gli sforzi dei sauditi siano serviti prevalentemente a riaccendere la competitività degli Stati Uniti. Recentemente, infatti, gli Usa hanno ripreso a pieno ritmo l’attività esplorativa ed estrattiva, superando un milione di barili al giorno, il punto più alto dell’ultimo anno.  E l’Arabia Saudita non sembra voler rimanere a guardare. Saudi Aramco ha affidato all’Arabian Pipes la fornitura di tubi di acciaio per l’estrazione petrolifera, un contratto del valore di 35,9 milioni di dollari. Un’operazione che sembra dar ragione a chi prospetta una guerra dei prezzi, in cui di certo rimarrà in piedi solo chi riuscirà a proporre il prezzo più basso.