Opec: l'accordo da solo potrebbe non bastare

Opec: l'accordo da solo potrebbe non bastare

Elisa Maria Giannetto
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Bene la riduzione della produzione di petrolio a gennaio ma si investe sempre meno nell' esplorazione

L’Agenzia internazionale per l’energia, Aie, è ottimista sui tagli alla produzione globale di petrolio ma altri fattori potrebbero smorzare l’entusiasmo iniziale. A gennaio - come riferisce un comunicato dell’agenzia parigina - le forniture petrolifere sono diminuite di circa 1,5 milioni di barili di petrolio al giorno, di cui 1 milione grazie all’impegno dei paesi Opec. Numeri che mostrano il compimento del 90% dell’accordo tra paesi Opec non-Opec, che prevede un taglio della produzione media nei primi sei mesi del 2017 a partire da 1,8 milioni di barili al giorno. Se il livello di gennaio verrà mantenuto nei prossimi mesi, la riduzione della produzione combinata alla forte crescita della domanda potrebbe contribuire ad alleviare gli effetti del record di scorte petrolifere accumulate negli ultimi due anni. Tuttavia il riequilibrio del mercato petrolifero, secondo l’Aie, è complicato da altri fattori: il crollo del prezzo del petrolio da metà del 2014, ha fatto registrare un calo delle nuove scoperte di giacimenti petroliferi, segno che le aziende spendono sempre meno nelle esplorazioni e nella produzione di petrolio. Secondo il quotidiano statunitense Forbes la produzione di petrolio degli Stati Uniti è diminuita in quasi tutti i principali bacini del Paese. Fa eccezione il bacino Permiano che continua a registrare risultati positivi. Dal 2011, la produzione di petrolio di questo giacimento è più che raddoppiata, e oggi conta 2,2 milioni di barili al giorno. Si tratta di una zona che produce petrolio da quasi 100 anni e ha già generato più di 30 miliardi di barili di petrolio e 100 miliardi di metri cubi di gas naturale. L’unico concorrente a livello mondiale è il Ghawar in Arabia Saudita. Anche se più giovane, il suo tasso di produzione è dell'ordine di 5 milioni di barili al giorno, e ha ancora un grande potenziale da esplorare. Per tirare le somme si dovrà aspettare ancora qualche mese: sul prezzo del petrolio peserà infatti anche l’aumento dell’offerta di alcuni dei produttori non-Opec che non hanno sottoscritto l’accordo del 10 dicembre scorso. Infatti dopo la riduzione di 800 mila barili registrata nel 2016, la produzione dei paesi non Opec crescerà in media di 400 mila barili al giorno nel 2017, con una crescita di produzione combinata di Brasile, Canada e Stati Uniti che potrebbe raggiungere picchi di 750 mila barili al giorno. Mentre sul lato della domanda, la politica di demonetizzazione decisa dal premier indiano Narendra Modi potrebbe portare ad una contrazione della richiesta mondiale di petrolio. A gennaio l’India ha infatti toccato il punto più basso dal maggio 2003.Anche se da più parti si spera che questo effetto si dissolva in breve tempo.