Il gas di Mosca mette in crisi l'Europa

Il gas di Mosca mette in crisi l'Europa

Elisa Maria Giannetto
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A causa dei suoi accordi con la Russia, il governo serbo potrebbe aver violato le leggi europee relative alla concorrenza nell'ambito del mercato del gas

La Serbia è sotto osservazione da parte del Dipartimento per l’Energia europeo per la presunta violazione dei trattati relativi al settore energetico, dopo la firma degli accordi sull’approvvigionamento di gas dalla Russia. Con l’invio di una lettera aperta, la Segretaria della comunità ha avviato una procedura preliminare per far luce sulla questione.  A preoccupare maggiormente è la possibile distorsione operata nel mercato a seguito dell’accordo, siglato nel 2012, tra la società energetica russa Gazprom e la sua omologa serba e che durerà fino al 2021. Certo il volume di gas che da Mosca è arrivato a Belgrado nel 2016 è pari al + 25%. Ma la Serbia non è l’unico Paese ad aver beneficiato del gas russo. L’anno scorso, secondo i dati forniti dalla società russa Gazprom si registrano esportazioni in aumento verso tutta l’Europa sudorientale. L'Italia segna un +1,1% rispetto al 2015, raggiungendo i 24,7 miliardi di metri cubi di gas. Le importazioni bulgare sono in crescita del 2,1% con 3,18 miliardi di metri cubi e la Grecia tocca il +35% con un totale di 2,68 miliardi di metri cubi. Ma ci sono anche la Romania che ha importato un volume di gas russo 8 volte maggiore rispetto allo scorso anno, la Croazia e la Macedonia. Ora la Serbia - come chiarisce Bruxelles - ha due mesi di tempo per rispondere e per fornire ulteriori dettagli sulla vicenda. Il Paese di Vucic rimane uno dei luoghi chiave nel progetto per la costruzione del gasdotto South Stream di Gazprom i cui lavori preparatori stanno procedendo come da programma. Anche se Putin teme che la querelle con Bruxelles possa rallentare la tabella di marcia. In generale, infatti, la Russia soddisfa circa un quarto del fabbisogno di gas dell’economia europea. Ma la maggior parte della fornitura passa attraverso la rete di transito di epoca sovietica in Ucraina, dove persistenti problemi del debito e l’attuale conflitto in corso mettono a rischio le rotte energetiche tradizionali. Mentre tutta l’attenzione è posta sul versante est, a ovest dell’Europa c’è un altro Paese che si è distinto per la crescita nel consumo di gas. È la Spagna che nel 2016 conta un aumento del 2.1% rispetto all’anno precedente. E il cui principale fornitore si conferma l’Algeria.