Il futuro del mercato petrolifero non ha una bella cera

Il futuro del mercato petrolifero non ha una bella cera

Giacomo Maniscalco
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I big dell'industria riuniti a Houston si marcano stretti per capire le prossime mosse che potranno influenzare un mercato in cerca di una direzione

E’ la settimana della CERAWeek e tutti i nomi che contano si sono riuniti a Houston a discutere dei futuri orizzonti del mercato petrolifero a ''casa'' del prestigioso think tank fondato da Daniel Yergin. Trending topic è stato certamente una verifica sulla tenuta dell’accordo firmato a novembre fra i paesi OPEC sul congelamento della produzione. Secondo Khalid al-Falih, ministro del petrolio Saudita, ''i primi germogli di una ripresa ci fanno essere cautamente ottimisti'' snocciolando i dati, il ministro ha indicato che ''L’Arabia Saudita ha tagliato la produzione più di quanto sottoscritto, scendendo sotto i 10 milioni di barili al giorno. Mentre insieme agli altri produttori abbiamo tagliato una produzione di 1,5 milioni giornalieri, questo, nonostante le basse aspettative dei mercati''. Questo, secondo al-Falih, non dovrebbe però lasciare adito a ''esuberanze irrazionali'' da parte degli investitori, oltre a ricordare ai paesi non-OPEC che non avrebbero beneficiato di ''corse gratis'' dall’aumento dei prezzi per finanziare i propri investimenti produttivi. Questo non dimenticando poi di lasciare una frecciatina ai produttori da scisto, rei secondo il ministro di scoraggiare investimenti convenzionali a lunga scadenza con il loro modello di business che prevede repentine crescite produttive. Chi non sembra condividere in tutto il ragionamento del Saudita, almeno per quanto riguarda i futuri trend delle quotazioni del greggio, è l’AD della ConocoPhillips, Ryan Lance. Il manager americano scommette su quotazioni che lui definisce ''basse per un periodo più prolungato''. I motivi sono da ricercare in un ''mercato molto ben fornito. Con questo scenario prevediamo una volatilità molto elevata e dovremmo essere preparati. Il prezzo potrebbe salire a 70,80 dollari nei prossimi due anni per poi calare nuovamente a 40''. Ma secondo lo scenario di medio termine pianificato da Lance, il prezzo dovrebbe galleggiare intorno a quota 50 per il prossimo biennio e gli sforzi delle compagnie, sempre secondo l’AD, dovrebbero essere concentrati nell’abbassare quanto più possibile il costo di breakeven.

E in un mercato molto ben fornito, un cliente che oggi più che mai è disposto a presentarsi alla cassa è l’India. Il gigante asiatico ha già superato il Giappone per salire sul gradino più basso del podio dei consumatori di petrolio e, secondo un report della Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA), nel 2022 sorpasserà anche la Cina, ma non solo, visto che nello stesso anno si prevede che diventi il terzo paese al mondo per capacità di raffinazione sorpassando la Russia. Fatih Birol, direttore dell'IEA e anche lui presente a Houston, cita i numeri a sostegno delle sue conclusioni: ''La Cina consuma oggi circa 3 barili di petrolio pro capite con un dato destinato a calare verso i 2.5, parte di una transizione verso un’economia di servizi, mentre l’India, attualmente a 1,2 barili pro capite, punta ad arrivare 1.5 entro il 2022''. I produttori di petrolio sono serviti.