La domanda cinese in crescita e il mercato reagisce ai tagli OPEC

La domanda cinese in crescita e il mercato reagisce ai tagli OPEC

Giacomo Maniscalco
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Consumo e importazioni di petrolio record per Pechino. Sul fronte dell'offerta, i tagli OPEC impattano sul mercato ma per il ministro del petrolio degli Emirati Arabi Uniti è troppo presto per decidere di estendere l'accordo

La Cina, nel mese di novembre, ha registrato una notevole crescita nella domanda di petrolio toccando – secondo un report dell’agenzia di analisi S&P Global Platts – addirittura livelli da record con una media di 11,44 barili al giorno, registrando un aumento del 4,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il Paese inoltre, sempre secondo il report, negli ultimi sei mesi ha raggiunto la quota di 1,1 milioni di barili al giorno in importazioni di prodotti petroliferi. "La domanda per il carburante per il settore dei trasporti continuerà ad aumentare indubbiamente con tante persone che viaggeranno per il Paese per celebrare il capodanno, che si tiene il 28 gennaio", ha aggiunto Song Yen Ling, analista dalla S&P Global Platts.
La crescita della domanda cinese abbinata alla scelta di sempre più Paesi produttori di aderire all’accordo OPEC sui tagli di ouput, hanno portato un rialzo per il petrolio sui mercati internazionali, ma l’aumento  rimane comunque limitato dalle scorte di greggio in crescita degli Stati Uniti e allle forniture globali. Questa mattina infatti il Brent ha raggiunto i 55.29 dollari al barile, una crescita di 19 centesimi, mentre il WTI è arrivato a 52.29 dollari al barile, su di 4 centesimi rispetti alla chiusura precedente.
I primi effetti dei tagli OPEC sull’output petrolifero sono già visibili sui mercati internazionali, ma per Suhail bin Mohammed al-Mazroui, ministro del Petrolio degli Emirati Arabi Uniti (UAE), è ancora troppo presto per decidere se l’accordo OPEC, raggiunto l’hanno scorso, dovrebbe essere esteso oltre il suo periodo iniziale di sei mesi. A una conferenza di settore, il ministro ha indicato che la soluzione non può essere di "correggere" il mercato per raggiungere un certo prezzo, perché non tutti i Paesi membri dell’organizzazione necessariamente sottoscriverebbero la strategia. "Non siamo un cartello, non puntiamo a raggiungere un prezzo specifico" ha aggiunto Mazroui, "abbiamo tagliato la produzione in cerca di raggiungere la sostenibilità per il settore".