Cina: le nuove vie della seta

Cina: le nuove vie della seta

Elisa Maria Giannetto
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La Cina si prepara a ripercorrere, con investimenti miliardari, le tratte del passato. La sua ambizione è diventare leader della globalizzazione mondiale

Un tempo via di collegamento tra l’impero cinese e quello romano, la via della seta ritorna al centro degli interessi strategici della Cina. A dimostrarlo il Forum sulla cooperazione internazionale Belt and Road, in corso ieri e oggi a Pechino, che ha riunito 29 leader di Paesi interessati al progetto: da Putin a Erdogan, da Gentiloni a Guterres, segretario generale dell’Onu. L’incontro non è stato solo un’iniziativa diplomatica, bensì un vero e proprio road show del nuovo 'soft power' del presidente cinese, che il 17 gennaio scorso a Davos ha dato un nuovo corso alla politica estera, pronunciando un discorso a difesa della globalizzazione. L’iniziativa punta a integrare l’Asia e l’Europa costruendo sei corridoi di trasporto via terra e via mare, attraverso i quali circoleranno merci, tecnologie, cultura, e soprattutto energia. La Cina intende promuovere il progetto attraverso le relazioni bilaterali e gli organismi internazionali multilaterali già esistenti (Aseam, Sco, 16+1, Apec, Asean+).  Nel dettaglio (Silk Road Economic Belt) puntano a collegare la Cina con il Golfo Persico e il Mediterraneo tramite l’Asia centrale e occidentale, oltre a connettere il Paese con il Sud Est Asiatico e l’Oceano Indiano. Quattro dei sei corridoi sono via terra: il nuovo ponte Eurasiatico (New Eurasian Land Bridge), progetto di ampliamento dei collegamenti ferroviari tra l’Asia orientale e l’Europa; tre cinture di collegamento: Cina, Mongolia e Russia; Cina, Asia Centrale e Asia Occidentale; Cina e la Penisola Indocinese. "Si tratta di progetti sui quali investire risorse finanziarie congiunte con i Paesi interessati, sfruttando le rotte commerciali internazionali e i parchi industriali come piattaforme di cooperazione", spiega il Global Times, uno dei più influenti tabloid cinesi, pubblicato dal Quotidiano del Popolo, l'organo di stampa del Partito Comunista Cinese. Ma dietro questi progetti si nasconde la vera ambizione cinese: diventare leader della globalizzazione mondiale, togliendo questo ruolo agli Stati Uniti.