L'energia globale si tinge sempre più di verde

L'energia globale si tinge sempre più di verde

Marcello Vallese
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Due rapporti certificano per l'energia rinnovabile un trend in crescita difficilmente arrestabile, e spinto soprattutto dai paesi asiatici

A livello globale, le rinnovabili sono in corsia di sorpasso rispetto alle fonti tradizionali, nonostante le recenti titubanze degli Stati Uniti, ormai in pieno revisionismo energetico. A confermare gli inarrestabili progressi dell’energia verde sono due rapporti, rispettivamente della International Renewable Energy Association (IRENA) e della European Environment Agency (EEA), che certificano come dalla Cina all’Africa, passando per l’Unione Europea, le nuove installazioni nel 2016 stiano contribuendo a ridurre le emissioni di CO2, mitigando gli effetti nefasti dei cambiamenti climatici. Tutto questo grazie soprattutto al record di 161GW totali di nuovi impianti rinnovabili. A trainare il gruppo sulla via green, come era prevedibile, c’è l’Asia che nel 2016 ha generato 94GW da impianti di recente costruzione, pari al 58% della potenza installata nel 2016, raggiugendo così una quota complessiva di 812GW. L’Europa si ferma a ''soli'' 20GW mentre un altro segnale importante arriva dall’Africa che con l’aggiunta di 4GW, registra una crescita doppia rispetto al 2015. A fornire un’istantanea più dettagliata della situazione europea c’è il rapporto EEA che già dai primi numeri segnala il trend positivo, con una quota delle rinnovabili aumentata dal 15% del 2013, fino al 16,7% del 2015. Un dato che secondo l’Agenzia mette l’UE sulla strada giusta per rispettare l’obiettivo fissato in sede ONU di un 20% da raggiungere entro il 2020. Se nei palazzi di Bruxelles, si continua a discutere di un’Europa politica a due velocità, lo stesso nei fatti già avviene per quanto riguarda le energie pulite, con alcuni paesi virtuosi in testa, pensiamo alla Svezia che troneggia con il 52,6% o alla Finlandia e alla Lettonia che registrano entrambe un 38,7%; mentre altri sono ancora molto indietro come l’Olanda ferma al 5,5%. L’Italia vanta un rispettabile 17,6% che le permette di aver raggiunto in anticipo l’obiettivo fissato per il 2020. Il rapporto mette anche in luce alcune contraddizioni del sistema europeo, come il superamento da parte di Giappone e Cina nel numero di nuovi posti di lavoro generati dal comparto rinnovabile. L’EEA conclude le sue osservazioni con un monito a tutti i paesi membri che ''dovranno intensificare i loro sforzi su clima ed energia se vogliono soddisfare le ambizioni dell’Ue di diventare un’economia sostenibile low-carbon entro il 2050''. Le principali sfide restano - continua l’ European Environment Agency - ''la formulazione di politiche adeguate e un sistema di monitoraggio concordato, oltre alla capacità di innovazione, per sfruttare appieno i vantaggi della transizione energetica in Europa''.