Lo strano assioma tra produzione e ansia

Lo strano assioma tra produzione e ansia

Giacomo Maniscalco
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Negli USA, le compagnie petrolifere aumentano le attività di estrazione di petrolio di scisto, una decisione in contrasto con i tagli OPEC

Negli USA, le compagnie petrolifere accelerano le attività di perforazione per incrementante la produzione di shale oi. Il Paese infatti, dopo 3 mesi di calo, ha deciso per un aumento importante di output di petrolio di scisto per il mese di febbraio, nello specifico una crescita di 40.750 barili al giorno per un totale di 4,748 milioni di barili al giorno, secondo i dati della US Energy Information Administration (EIA). Una decisione spinta dai prezzi del petrolio sui mercati internazionali che hanno raggiunto i livelli più alti visti in questi ultimi 18 mesi. Prezzi in rialzo da gennaio a loro volta causati dai tagli alla produzione proposti dall’accordo OPEC ai quali sempre più Paesi, sia membri del cartello petrolifero che non, stanno aderendo. Il pericolo è quindi che l’aumento di produzione di shale statunitense possa vanificare in parte lo sforzo dei tagli OPEC. Secondo James Williams, analista di WTRG Economics, le news dell’incremento USA sono "negative per il petrolio e una preoccupazione per l’OPEC", aggiunge Williams, "la produzione prevista per febbraio, se portata avanti, significherebbe un incremento di almeno mezzo milione di barili al giorno entro fine anno". I tagli previsti dall’accordo OPEC di 1,2 milioni di barili al giorno per i Paesi OPEC e di 600.00 barili al giorno per gli stati che non fanno parte dell’organizzazione.
Nonostante le evidenti preoccupazioni non tutti sono allarmati. Parlando al World Economic Forum di Davos, il ministro del Petrolio Saudita Khalid al-Falih si è dichiarato ottimista che l’incremento non potrà comunque colmare la differenza creata dai tagli OPEC. In più, sempre secondo il ministro, i produttori USA "necessiteranno di prezzi ancora più alti " per far fronte anche a costi di produzione sempre più alti, il ministro ha poi concluso dicendo, "in fondo, lo shale è nuovamente in crescita ma sarà un lungo percorso".
Ad oggi il WTI ha aperto con una crescita di 22 centesimi a 52.70 dollari al barile, mentre il Brent è arrivato a 55.70 dollari al barile, un incremento di 23 centesimi. E sul valutario il dollaro USA, a due giorni dall’insediamento di Trump alla casa Bianca, non attraversa un buon momento. In un’intervista al Wall Street Journal il presidente eletto ha dichiarato che "il dollaro è troppo forte", dovuto, secondo Trump, in gran parte alla Cina che svaluta la moneta USA. "Le nostre società non possono concorrere con loro ora perché la nostra divisa è troppo forte. E questo ci sta uccidendo", ha dichiarato il futuro Presidente USA. Il dollaro perde lo 0,6% nei confronti dello yuan a 6,8592 e i mercati azionari principali in Europa e Asia perdono quota. Un dollaro debole che rende meno onerosi gli acquisti di greggio sui mercati internazionali, aumentando i prezzi del petrolio.